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Dai Learning Object alle Learning Activity


I primi sistemi di apprendimento online sono stati progettati utilizzando il metodo di apprendimento comportamentista[1]: la scuola di pensiero che, influenzata da Thorndike[2] (1913), Pavlov[3] (1927) e Skinner[4] (1974), postula che apprendere è un cambiamento, causato dagli stimoli esterni, nel comportamento osservabile: la mente è una <<scatola nera>> (black box) di cui non ci occupiamo e il comportamento può essere studiato semplicemente attraverso le relazioni stimolo-risposta.

In risposta allo studio del comportamento osservabile, descritto e spiegato unicamente in termini di meccanismi di associazione tra stimoli e risposte, senza alcun ruolo attivo dell'organismo nei processi di apprendimento, la scuola cognitivista[5] ha sostenuto che l'apprendimento coinvolge l'uso della memoria, della motivazione e del pensiero e che la riflessione gioca un ruolo importante. L'apprendimento è visto come un processo interno ed esso dipende dalla capacità di elaborazione dell'utente e dal suo livello di conoscenza pregressa.

Successivamente, si è assistito ad uno spostamento verso il costruttivismo[6], i cui teorici sostengono che coloro che apprendono interpretano l'informazione ed il mondo secondo la loro realtà personale e che l'apprendimento si realizza attraverso l'osservazione, l'elaborazione e l'interpretazione dei contenuti. Per questo, l'apprendimento è migliore quando si può contestualizzare ciò che si impara, così che i contenuti assumano per ognuno un significato personale.

Nonostante lo SCORM dichiari esplicitamente di volere essere un modello <<pedagogicamente neutrale>>, cioè utilizzabile secondo diversi paradigmi e metodologie didattiche a scelta del progettista, in realtà, esso è essenzialmente un sistema pensato per singoli utenti che operino individualmente e autonomamente. Si tratta, infatti, di un modello che nelle sue prime versioni conteneva una particolare visione pedagogica, focalizzata sulla tecnologia e sostanzialmente basata su un modello di comunicazione unidirezionale e su un paradigma pedagogico di tipo comportamentista/cognitivista. L'allievo, infatti, era posto in una condizione passiva di ricezione di informazioni consistenti in singoli oggetti (SCO) provenienti da un sistema di elaborazione (LMS).

Alla base di ciò vi era l'idea dell'apprendimento come di un processo di consumo di contenuti; l'insegnamento era visto come l'arte di scegliere e offrire contenuti in modo strutturato e sequenziale, di seguire i progressi dello studente e valutarne le conoscenze acquisite. Contro questo modo di vedere l'apprendimento, opponendosi ad esso con argomenti forti, si era già pronunciato l'approccio pedagogico socio-costruttivista[7]. Da qui derivano diversi modelli.

Un modello pedagogico è costituito da una serie di regole che descrivono, e a volte prescrivono, come una classe di discenti possa, nel modo più efficace, conseguire degli obiettivi, in un determinato contesto o dominio di conoscenza. Basandoci sul lavoro svolto da Reigeluth[8] (1999), possiamo affermare che i modelli didattici più noti sul piano internazionale sono circa una ventina: alcuni danno particolare enfasi alla collaborazione e al problem solving[9], altri promuovono forme di apprendimento esperienziale (learning by doing), altri ancora pongono l'attenzione sui contenuti. In ogni caso, la maggior parte dei modelli didattici attuali prevede un'interazione multipla fra i ruoli: i tutor interagiscono con gli studenti e gli studenti tra di loro, anche assumendo ruoli diversi all'interno dello stesso ambiente di apprendimento.

Con l'evoluzione del pensiero pedagogico e il proliferare di modelli didattici l'attenzione si è spostata dal Learning Object, inteso come l'unità minima di apprendimento, alle Learning Activity: esse costituiscono il collegamento tra ruoli, learning object e servizi offerti all'interno di un ambiente di apprendimento. Una learning activity può essere definita come il percorso compiuto da un singolo utente per il raggiungimento di un obiettivo didattico, connesso o meno ad un learning object. Qualsiasi utente esegue soltanto una learning activity alla volta.

In parole semplici l'attenzione si sposta dal contenuto dell'apprendimento, che può essere rappresentato da learning object, alla rappresentazione delle attività da svolgere per acquisire conoscenza.



segue →


[1] Il Comportamentismo è un approccio alla psicologia sviluppato agli inizi del Novecento.
[2] E.L. Thorndike (1874-1949), il primo a formulare una teoria <<connesionistica>> dell'apprendimento: apprendere è connettere e la mente è un sistema di connessioni stimoli-risposte.
[3] I.P. Pavlov (1849-1936), fisiologo e medico sovietico, il cui nome è legato alla scoperta del riflesso condizionato, da lui annunciata nel 1903.
[4] B.F. Skinner (1904-1990), psicologo statunitense, teorico del condizionamento operante.
[5] La psicologia cognitiva nasce verso la fine degli anni '50.
[6] L'iniziatore del costruttivismo può essere considerato negli anni '50 lo psicologo statunitense George Kelly con il suo Psicologia dei Costrutti Personali. Non si tratta però di un movimento completamente nuovo, in quanto già il filosofo Giambattista Vico (1668-1744), diceva: "Il vero è identico al fatto", o anche "...la verità umana è ciò che l'uomo conosce costruendolo con le sue azioni e formandolo attraverso di esse".
[7] La teoria afferma che lo sviluppo, in tutti i suoi aspetti, deve essere studiato all'interno del suo contesto storico-culturale. Questo approccio sottolinea l'importanza del ruolo dei contesti socio-culturali nello sviluppo della comprensione della mente propria e altrui: secondo tale prospettiva, i processi psichici hanno un'origine socio-culturale e la cognizione dell'individuo si formerebbe attraverso la sua partecipazione alle pratiche sociali della cultura di riferimento.
[8] Docente presso la Indiana University e uno dei maggiori studiosi di Instructional Design.
[9] Termine che indica l'insieme dei processi per analizzare, affrontare e risolvere positivamente situazioni problematiche.

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