Anno 2 - Numero 3
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La qualità di un corso online
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In un collegamento con una nota stazione radio nazionale, un ascoltatore che avrebbe voluto riprendere il corso di studi universitari abbandonato anni prima, ci chiedeva se una certa università telematica fosse o no affidabile. Naturalmente non abbiamo potuto rispondere in maniera esplicita, ma la domanda ha una sua ragione di prima grandezza e, posta in altri termini, ci si potrebbe chiedere:"Come si può valutare la qualità di un corso online?".
La risposta in se non è semplice perché se è possibile rispondere a posteriori disponendo di alcuni dati (per esempio il raggiungimento degli obiettivi finali e quindi della laurea in tempi ragionevoli) più difficile è rispondere sulla qualità di un corso che si vuole scegliere, e quindi prima che il corso venga erogato.
Visto che ci occupiamo di questo problema in modo sistematico, tramite la ricerca di mercato che Omniacom conduce ogni anno sulle lauree a distanza (http://www.wbt.it/index.php?pagina=342), proviamo ad individuare alcuni parametri.
Il primo parametro è l’ateneo di riferimento. Va infatti considerato che ogni università ha una sua tradizione e suoi regolamenti che facilitano o meno la realizzazione di corsi di studio a distanza. In particolare va sottolineato che oggi il 73,2% dei corsi di laurea a distanza sono erogati da università "tradizionali", mentre solo il 26,8% da università telematiche. A questo proposito va rilevato che le università telematiche, proprio per la loro natura, rilasciano un "diploma di laurea telematica", mentre le altre università rilasciano un normale diploma di laurea in cui non c’è differenza dal diploma conseguito in presenza. Il termine "telematica" potrebbe non fare la differenza, ma intanto c’è.
Ogni ateneo poi può avere costituito o meno un "centro di ateneo" per supportare le attività online e può applicare un modello di istruzione più o meno "blended", cioè misto tra studio/docenza a distanza e seminari, laboratori, attività diverse in presenza. Il modello blended va considerato perché talvolta le attività in presenza aumentano la qualità, ma aumentano sicuramente anche i costi.
C’è poi il grande problema della qualità dell’eLearning utilizzato. Proprio su questo numero di iGeL vedi l’articolo "eLearning e qualità" [Ghislandi et alii, 2008]. In molti casi abbiamo rilevato che il supporto eLearning è molto modesto e si limita a consentire di scaricare qualche materiale disponibile online.
Il problema di fondo di un corso eLearning universitario è come fare ad orientare e supportare lo studente nello studio di una disciplina che lui può si studiare da libri, ma che gli appare in partenza "indistinta" nei suoi tratti qualificanti. Questa focalizzazione dello studio verso gli argomenti più rilevanti è il lavoro che il docente fa in aula. Come viene emulato questo processo a distanza? Esistono dei forum di discussione in cui il docente garantisce la sua consulenza ed orienta allo studio di ciò che è più importante? Esistono "lezioni", learning object, che svolgono in altro modo la stessa funzione? Esistono esercitazioni, attività collaterali, interazioni con una comunità di apprendimento in cui un tutor ci supporta per approfondire, studiare, chiarire assieme ai colleghi ed eventualmente chiami in causa il docente quando necessario?
Tutto questo a priori per un utente "sprovveduto", navigatore solitario del web, è difficile appurarlo. Però è possibile rilevare almeno due dati, sia pure dal sito del MIUR Ministero Istruzione Università e Ricerca, e cioè se il corso è nuovo, mai sperimentato prima o ha già un lungo rodaggio di anni, e inoltre quale percentuale di studenti si laureano rispetto alla media nazionale, perché se gli studenti laureati di un corso in presenza sono meno della media, questo potrebbe essere dovuto alla selettività del corso (e quindi forse alla qualità), ma se questo avviene in un corso a distanza, spesso è dovuto all’inadeguatezza dei servizi e quindi alla qualità del corso, che non è in grado di aiutare lo studente a colmare il vuoto della distanza.