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Ci si potrebbe chiedere come mai da un po' di tempo nei diversi contesti dell'e-learning si ragiona molto di contenuti, di courseware e di learning object, quando sempre più il web ci insegna che le modalità interattive, della colloquialità online, della community, stanno diventando sempre più rilevanti.

La domanda richiederebbe una risposta piuttosto articolata, ma la sostanza di fondo è che gli ambiti dell'e-learning sono sostanzialmente due: quello più formale individuabile nelle aziende, nelle amministrazioni pubbliche e in buona parte dei corsi universitari e quello informale delle comunità di pratica, dell'aggiornamento, dei settori più sperimentali e di ricerca.

Nell'area dell'e-learning formale i contenuti, i learning object (LO), il courseware sono molto presenti e forse lo sono sempre più. È proprio a questa area che ci rivolgiamo con gli studi sulla struttura e funzionalità produttive del courseware (vedi ad esempio il CDM® Courseware Design Management http://www.wbt.it/index.php?pagina=39), sulla metadatazione dei LO, sulla loro riusabilità in contesti e per competenze differenti, sulla messa a punto di repository di learning object (LOR) che possano al contempo tenere conto nei processi di archiviazione di courseware meno sofisticati e di più rapido utilizzo.

Ma con questo indirizzamento all'area dell'e-learning formale non va fomentata la polemica sugli usi o meno degli standard. È vero che il contesto universitario è più insofferente e assai meno incline ad accettare uno standard de facto come SCORM (Shareable Content Object Reference Model) di ADL di quanto non siano i contesti aziendali e militari, ma l'interoperabilità dell'e-learning è una conquista di maturità di tutto l'e-learning. Proprio le università rischiano oggi di ripercorrere la strada degli errori del passato senza una gestione organizzativa corretta del cambiamento che l'adozione di metodologie e-learning impone, attivando investimenti sbagliati[1].

Lo studio dei repository e degli archivi di contenuto compatibili è quindi un segmento fondamentale per consentire un e-learning a costi e metodologie sostenibili, in qualsiasi organizzazione. Le esigenze di questi depositi sono orientate alla flessibilità: non solo garantire la gestione dei metadati (LOM) del modello SCORM, ma permettere anche una catalogazione di carattere più bibliografica di altri materiali elettronici.

Il seminario di Omniacom del 22/1 scorso (http://www.omniacom.org/index.php?pagina=175) ha permesso di tracciare uno scenario completo ed articolato rivolto ai diversi attori del comparto. Proponiamo qui lo studio di Gino Roncaglia[2] e altri verranno presentati nei numeri successivi.
[5] Vedi a tale proposito l'interessante articolo di W.Greller, J.Casey, L'RDA degli standard per un salutare sistema di e-learning, Je-LKS (Journal of e-learning and Knowledge Society) n.2, 2007 Pagg. 9-27, Ed.Giunti.
[2] In questo stesso numero G.Roncaglia, Quale repository per il courseware, iGeL Vol.2 N.1, 2008.

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