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Anno 1 - Numero 2

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I.C.T. for E.L.T.: a Catalyst or a Tool?



di Serenella Silenzi


La multimedialità ha sicuramente modificato la didattica, ha cambiato i suoi percorsi, le sue meta-architetture, le sue possibilità espressive e i suoi tempi. A questo proposito gli insegnanti si sono divisi in categorie molto diverse fra loro: abbiamo i "fanatici", che usano le nuove tecnologie anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno e le considerano come i nuovi profeti della nostra società, insomma i centri del sapere che conta. Poi abbiamo gli "integralisti", che le rifiutano in quanto contaminatrici di una "vera" cultura legata all’idea di un docente-vate, dispensatore di informazioni e di formazione insostituibili. Infine, troviamo gli "apprendisti tecnologici", aperti alle nuove strategie della didattica, quotidianamente in ricerca con i loro studenti, sempre pronti ad imparare nuovi alfabeti, eppure invariabilmente indietro rispetto allo sviluppo rapidissimo dell’abbici multimediale. Io credo di far parte di questa ultima categoria, costantemente in bilico tra la soddisfazione per i risultati raggiunti nel processo di apprendimento/insegnamento grazie all’introduzione di una didattica multimediale e la frustrazione della rincorsa di un sapere mai definitivo, che appare materia quasi liquida, in continuo cambiamento e sicuramente ben lontana dall’alfabeto stabile e rassicurante che abbiamo appreso da bambini.

In questo breve scritto si cerca di rispondere ad una semplice domanda: se oggi le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (T.I.C.) possono essere considerate come l’elemento fondamentale dell’attivazione dei processi di insegnamento ed apprendimento, o se invece devono essere annoverate tra i tanti molteplici strumenti volti a facilitare i percorsi didattici. Per usare un termine legato al Project-based Approach, più precisamente la nostra driving question sarà:






In particolare, esploreremo, le potenzialità delle T.I.C. nell’apprendimento e nell’insegnamento dell’inglese come seconda lingua (English Language Teaching o E.L.T.), proprio al fine di determinare la portata della loro valenza didattica.

In questo nostro percorso di ricerca partiamo da un termine che spesso è collegato alle T.I.C., l’aggettivo "digitale".

Il termine proviene dal latino digitus e indica il dito della mano. In effetti, digitale è ciò che è espresso dai numeri, che si contano appunto con le dita. Del resto questa parola, in genere contrapposta ad "analogico", può essere anche sostituita dal sinonimo "numerico". Le nuove tecnologie ricorrono al digitale per ottenere la riproduzione di un'onda (sonora o luminosa), che è invece analogica. Il modem, ad esempio, trasforma un segnale analogico inviabile in uno digitale.

In inglese questo aggettivo è in genere indicato dal prefisso "e-" (forma abbreviata di electronic), come in e-mail e in e-book, anche se non tutti i sistemi elettronici risultano essere digitali.

Dunque, tutto ciò che è digitale rimanda, anche etimologicamente, all’uomo e alle sue capacità. I primi calcolatori sono stati le nostre dita e questo termine fu collegato per la prima volta al computer negli anni ‘40. Per questo motivo, si vuole subito precisare che le nuove tecnologie non hanno (non ancora) vita propria, come invece qualche film fantascientifico vorrebbe far credere, ma nascono dal pensiero dell’uomo e si attivano solo secondo la sua volontà.

Tutto ciò è assolutamente vero anche nella didattica, dove il docente era e rimane ancora assolutamente insostituibile. Nessuno strumento o apparato digitale potrà mai fare le veci dell’insegnante che, anche in presenza di strumentazione o prodotti multimediali, costituisce il valore aggiunto, il mediatore per eccellenza.

Comunque, le nuove tecnologie hanno sicuramente influenzato la formazione scolastica nel suo complesso:








Non si può infatti negare che le T.I.C., superati gli impedimenti personali e quelli imposti dall’istituzione scolastica, hanno notevolmente ridotto il carico di lavoro dell’insegnante e migliorato la qualità dell’offerta didattica.

Si può dire che hanno apportato benefici alla scuola in genere, ai docenti, agli studenti, ai genitori e questi possono essere così sintetizzati:





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Possiamo anche aggiungere che tali benefici sono di tipo diverso e potrebbero essere organizzati in tre macro-aree: l’office automation, che riguarda direttamente la gestione amministrativa e burocratica dei documenti scolastici (pagelle, "pagelline", verbali, POF, ecc.), la communication, vale a dire tutto ciò che riguarda la comunicazione interna ed esterna alla scuola, e last but not least l’e.learning, che comprende la fruizione, l’organizzazione, la produzione, la condivisione e la diffusione dell’apprendimento.





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Per tutti i docenti e per quelli della seconda lingua in particolare, le nuove tecnologie hanno accorciato le distanze con gli altri paesi e questo ha enormemente facilitato la ricerca, la progettazione e la collaborazione in genere con i partner europei ed internazionali, abolendo l’autoreferenzialità e privilegiando l’apertura e il confronto. A questo proposito i siti della Commissione Europea, di Indire e del Ministero della Pubblica Istruzione ben rappresentano questa nuova epoca della scuola italiana ed europea, con i loro database, le loro offerte formative, le loro memorie progettuali, le loro narrazioni sempre aperte e mai interrotte, in un continuum di attività costantemente aggiornate ed aggiornabili, modificate e modificabili.





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Le T.I.C. hanno, inoltre, segnato un chiaro punto di non-ritorno, abbattendo le pareti della classe tradizionale ed ampliandone le dimensioni spazio-temporali, offrendo luoghi e situazioni di apprendimento linguistico reali e motivanti. In particolare, per i docenti di lingua inglese, Internet ha costituito un laboratorio di attività sempre vario, aggiornato e facilmente accessibile. A questo proposito sono stati selezionati solo alcuni dei moltissimi siti dedicati all’apprendimento della lingua inglese, con ottime proposte di percorso individuali e collaborative:





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Nel sito della BBC, ad esempio, troviamo un’intera sezione dedicata all’apprendere insieme, denominata Communicate. In questo ambito notiamo due blog, versioni aggiornate on line dell’intramontabile diario, uno pubblicato da uno studente e l’altro da un docente di lingua inglese. Poi, abbiamo un Message Board, un’area di discussione dedicata a vari argomenti: dalla lingua inglese alle soap opera. Seguono i Learning Circles (English Clubs) che offrono spazio ed indicazioni per creare delle vere e proprie classi virtuali in cui ci si può riunire per apprendere l’inglese insieme.

Moltissime sono le opportunità per l’e-learning offerte da questo ambiente. Gli insegnanti possono trovare piani di lezioni, materiale didattico di vario genere (dal multimediale al cartaceo scaricabile e stampabile) e, soprattutto, un programma radiofonico in sei parti, prodotto e messo in onda dalla BBC nel 2003 sulla storia e sugli usi didattici di Internet.

Mentre chi vuole conoscere la lingua e la cultura inglese potrà avvalersi di prodotti audio, video, quiz, giochi, storie, esperienze, attività guidate, schede grammaticali e di pronuncia, glossari, FAQ e altro ancora.

Se, invece, si vuole studiare o ripassare le principale strutture e funzioni della lingua, esercitandosi anche on line ed ottenendo un feedback immediato sugli esercizi svolti, non si ha che l’imbarazzo della scelta. Si trovano ambienti costruiti da pionieristici studiosi, insegnanti, gruppi di ricerca, scuole, università e soprattutto di nazionalità diverse: inglesi, americani, giapponesi e altri ancora. Fra questi si può sottolineare un sito tedesco, gestito da un insegnante, Joerg Poehland. e sostenuto da sponsor privati, per la chiarezza della comunicazione, l’efficacia didattica e la trasparenza della politica del sito.





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Anche i grandi capolavori della letteratura in lingua inglese possono essere facilmente fruiti tramite le nuove tecnologie e molti sono i siti dedicati a questa mission, fra gli altri segnaliamo "The Literature Network", un ambiente arricchito da un forum generale con molti fili di discussione su argomenti letterari di vario tipo e di vario livello, ma soprattutto con i testi integrali dei maggiori classici anglofoni. Inoltre, per ciascun autore troviamo biografie, commenti critici, forum dedicati e link autorevoli.





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Sempre nell’ambito dell’e-learning, si devono includere le enciclopedie, i dizionari e i glossari on line, che hanno sicuramente facilitato la ricerca e la definizione di neologismi, termini tecnici o anche l’etimologia delle parole. Fra i tanti pubblicati in Internet si sottolinea l’esperienza di Wikipedia, appunto un’enciclopedia online, multilingue, a contenuto libero ed aperto alle modifiche di chiunque, redatta in modo collaborativo da volontari e sostenuta dalla Wikimedia Foundation, un'organizzazione non-profit. Moltissimi coloro che collaborano al progetto, si parla addirittura di 70/80 mila sparsi in tutto il mondo e, nonostante l’attendibilità dei materiali proposti sia stata spesso oggetto di discussioni e anche di qualche valutazione negativa, è consultata da moltissimi e ha ricevuto numerosi premi nel campo dell’istruzione. Quella in lingua inglese è naturalmente una delle versioni principali.






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Fra i dizionari ne è stato scelto uno illustrato, diviso in campi semantici, che consente sia di leggere che di ascoltare la pronuncia (in inglese-americano, ma anche in molte altre lingue moderne) della parola legata all’immagine; si tratta di quello pubblicato dalla "Language Guide Organization", un’associazione non-profit. Anche in questo caso le risorse audio-integrate sviluppate per l’apprendimento delle lingue sono il frutto del lavoro collaborativo di volontari.





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Moltissimi i glossari in lingua inglese che si possono trovare in Internet. Questi hanno semplificato lo studio e il lavoro di tanti che attraverso questi strumenti riescono trovare spiegazioni e riferimenti ad una serie innumerevole di termini specialistici e non, un tempo difficilmente reperibili. Si distingue fra gli altri un esempio legato alla poesia, pubblicato dal Dipartimento di Lingua Inglese dell’Università di Toronto.





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Come si può notare in molti siti, l’e-learning consente e facilita la costruzione e l’interiorizzazione di una conoscenza collaborativa, creativa e responsabile in quanto lo studente, nel pieno rispetto dei suoi stili di apprendimento, può risolvere problemi, pianificare, realizzare e condividere progetti, può illustrare opinioni, sintesi e nel contempo valutare e autovalutarsi, può effettuare simulazioni, studiare casi e potenziare le abilità linguistiche. Tutto ciò può avvenire tramite comunità di apprendimento on line, learning object, mappe e grafici multimediali e molti altri strumenti. A questo proposito, si esaminano alcuni esempi di mappe mentali, particolarmente adatte per l’apprendimento della seconda lingua, dal semplice diagramma di flusso (fig. 14) alla timeline (o cronologia) (fig. 15) fino alla mappa grafica (fig. 16) e a quella tridimensionale, come il bell’esempio che possiamo visitare nel sito del Moma di San Francisco, nella sezione del "Koret Visitor Education Center": http://www.sfmoma.org/education/edu_inthemuseum.html (Learn More - Start Program).





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Come si può vedere, le offerte dell’e-learning nell’ambito dell’E.L.T. sono tante, di diversa natura e ben documentate (CEO Forum, 2001), ma soprattutto rafforzano la motivazione all’apprendere garantendo lo sviluppo e l’ampliamento dei seguenti elementi:





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Tutto ciò, comunque, non pone le nuove tecnologie in una posizione di privilegio assoluto nell’ambito della didattica, sicuramente ne promuove la validità e l’efficacia, ne definisce i punti di forza, ma non attribuisce loro le caratteristiche di attivatore unico dei processi di apprendimento. E’ chiaro che, per non perdere di efficacia, il loro uso non può essere un caso isolato, bensì deve essere quanto più diffuso e condiviso a tutti i livelli della scuola, ma anche in questa situazione nulla garantisce che investendo in T.I.C. si ottenga necessariamente una formazione di qualità. L’importanza della componente umana non deve essere sottovalutata, ma decisamente rivalutata. Il ruolo di guida/tutor/mentor/mediatore (e altro ancora) del docente rimane fondamentale, come pure l’interazione tra studenti e tra docenti e studenti. L’essere passati da un sistema basato unicamente su di un approccio "Chalk & Talk" (Kraithman e Bennett, 2005) ad uno che potremo definire "Switch & Teach", indica un cambiamento, una potenziale innovazione, un possibile arricchimento ed ampliamento dell’offerta formativa, perché dal binomio insegnante-lavagna siamo approdati alla tridimensionalità dell’insegnante-computer, ma tutto questo non è assolutamente automatico e garantito.

Un uso efficace delle nuove tecnologie deve essere sempre sostenuto da un’attenta progettazione, da un costante monitoraggio e da una dettagliata valutazione. I progetti didattici sono in genere sottoposti a moltissime influenze, dunque possono richiedere modifiche di vario genere, anche in corso di svolgimento. In questo le nuove tecnologie con la loro flessibilità ed adattabilità a tutti gli stili dell’apprendere possono veramente aiutare il docente, offrendo una costante possibilità di modellamento della didattica in base alle necessità e alle aspettative dello studente.

In conclusione, T.I.C. come catalizzatore o strumento didattico fra tanti? Come abbiamo visto, nessuna delle due risposte può realmente essere eliminata, le nuove tecnologie non costituiscono infatti il fattore unico e fondamentale dell’attivazione dei processi di apprendimento, molti altri concorrono alla realizzazione di questa finalità ma, se adottate in precise situazioni e in base ad adeguate modalità, possono senza alcun dubbio facilitare e contribuire al successo della mission didattica. Costituiscono un vero bridge tra il soggetto che apprende e la conoscenza da apprendere e costruire e a volte fungono da catalizzatore nell’attivare pensiero e pratica (B.E.C.T.A., 2004). Grazie a loro possiamo essere insegnanti e studenti migliori ma tutto, come sempre, dipende da noi.


Riferimenti Bibliografici

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