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La gestione del cambiamento è la vera sfida per l’eLearning



Il dibattito sull’eLearning, sui vantaggi e svantaggi, si è sviluppato in questi anni a partire dalle tecnologie e dagli standard da adottare. In uno scenario a diverse velocità le molte categorie di attori possono incominciare a tirare le somme di uno sviluppo che per molti sta ancora gradualmente maturando.
 
La comunità industriale-militare, ha ormai consolidato l’applicazione di SCORM e sta ragionando sul passaggio dalla versione 1.2 alla 2004. Al contrario la comunità universitaria fa ancora fatica ad accettare una logica di standard anche se molte voci nel settore[1] ne sottolineano l’importanza e l’ineluttabilità anche per l’ambiente universitario.
 
Il contesto universitario infatti è sicuramente quello più insofferente all’applicazione di criteri che stabiliscano regole di interoperabilità, controllo di qualità e riusabilità dei contenuti. Spesso poi laddove si decide di adeguarsi alle scelte ormai maturate a livello internazionale e salvaguardare gli investimenti, si rimane intrappolati nel dibattito sulla tecnologia ed in particolare sulla piattaforma da adottare, quasi fosse “il” problema per le attività di eLearning.
 
Le ragioni di questo comportamento apparentemente contraddittorio vanno individuate in una fase evolutiva tutto sommato ancora iniziale per le attività di eLearning dell’insegnamento universitario, dove sono ancora poche le esperienze in cui il ciclo di insegnamento-apprendimento è realmente basato sul “principio di automazione dei processi didattici”[2].
 
Molte attività del ciclo sono infatti in università non automatizzate, a partire dai contenuti che molto spesso non sono di natura elettronica, alla verifica delle competenze iniziali che in genere viene data per scontata, alla verifica dell’apprendimento che quasi sempre è rappresentata dal tradizionale esame in presenza. I problemi devono affrontano coloro che vogliono adeguare il ciclo di insegnamento-apprendimento alle nuove metodologie non sono in realtà quasi mai di tipo tecnologico (spesso adeguatamente gestiti dai settori informatici) ma di tipo strutturale, organizzativo-amministrativo e soprattutto culturale.
 
È la gestione del cambiamento che comporta l’insegnamento in eLearning ad essere il vero punto critico dell’attivazione dei corsi online. Capire cosa vuol dire garantire la “presenza” del docente anche in un corso a distanza, calibrare il carico di studio e progettare-produrre contenuti adeguati, attivare processi di orientamento e facilitazione che consentano agli studenti di raggiungere l’obiettivo della certificazione nei tempi previsti dai programmi. A tutto questo va aggiunto il cambiamento culturale della struttura amministrativo-organizzativa che deve riconoscere e sostenere lo sforzo del cambiamento sia verso i docenti che gli studenti.
 
La soluzione di queste problematica porterà beneficio anche alla comunità delle imprese e della pubblica amministrazione che molti aspetti dimostrano di averli superati, senza tuttavia averli spesso realmente risolti.


[1] Vedi a tale proposito l’interessante studio”L’RDA degli standard per un salutare sistema e-learning” di W.Greller, J.Casey, Università di Klagenfurt & UHI Millennium Institute, Austria, in Je-LKS (Journal of e-learning and knowledge socity), Vol.3, n.2, giugno 2007, pp. 9-27, ed. Giunti.

[2] Vedi M.Giacomantonio, “Un eLearning tutto italiano”, iGeL, Vol.1, n.1, giugno 2007



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